Comunità Islamica di Roma

Spazi per donne tra inclusione e benessere: perché la piscina di Tor Tre Teste non è una novità

Redazione CIRপড়ার সময়: 4 মিনিট
Spazi per donne tra inclusione e benessere: perché la piscina di Tor Tre Teste non è una novità

Negli ultimi giorni, la notizia delle due ore settimanali riservate alle sole donne presso una piscina del quartiere Tor Tre Teste a Roma ha acceso un vivace dibattito mediatico [1]. Presentata da alcuni come un'eccezione o una scelta divisiva, in realtà questa iniziativa non rappresenta affatto una novità. È semmai la risposta semplice e pragmatica a un'esigenza diffusa, già ampiamente consolidata in gran parte del mondo occidentale.

L'appuntamento di Tor Tre Teste, aperto a tutte le donne senza distinzione di fede, cultura o abbigliamento, nasce per offrire uno spazio sereno e protetto [2]. Un'opportunità pensata per chi segue precetti religiosi di riservatezza, ma anche per chi cerca semplicemente tranquillità, sicurezza o un momento di relax al riparo da sguardi invadenti e giudizi estetici.

Un modello già diffuso in Italia e nel mondo

Guardando oltre i clamori di piazza, la presenza di strutture o orari dedicati al pubblico femminile fa già parte della quotidianità di tantissime città europee.

In Europa e in Occidente, la separazione di alcuni spazi balneari vanta persino una tradizione plurisecolare:

I bagni storici di Zurigo

In Svizzera, lo storico Frauenbad Stadthausquai (attivo dal 1837) e il Frauenbad Enge offrono stabilimenti balneari sul fiume e sul lago riservati esclusivamente alle donne durante il giorno. [3]


 I Ladies' Ponds di Londra:

Nel parco di Hampstead Heath a Londra, il Kenwood Ladies' Pond è un lago naturale destinato alle donne fin dal 1926, custode di una storicità fatta di libertà e contatto con la natura. [4]


Le piscine oceaniche in Australia:

A Sydney, le McIver’s Ladies Baths rappresentano una struttura marina protetta per legge e dedicata dal 1922 alle sole donne e ai loro bambini. [5]


L'esempio del Pedocìn di Trieste

In Italia non occorre guardare lontano per trovare esempi di spazi separati che travalicano il semplice dato religioso o ideologico. Il caso più celebre è la Lanterna di Trieste, storicamente conosciuta da tutti come il Pedocìn: lo stabilimento balneare comunale aperto nel 1903 e unico in Europa dove, ancora oggi, un alto muro bianco separa il settore maschile da quello femminile. [6]


Nato ai tempi dell'Impero Austro-Ungarico per garantire il rispetto del pudore dell'epoca, il Pedocìn ha attraversato più di un secolo di storia trasformandosi radicalmente nel suo significato profondo. Lungi dall'essere percepito come un simbolo di discriminazione o di arretratezza, è divenuto uno dei luoghi più amati e difesi dai triestini di ogni generazione. In particolare, sono state proprio le donne a custodire con orgoglio questa tradizione, vivendo quell'area protetta non come un limite, ma come un'autentica oasi di libertà, serenità e privacy quotidiana. [7]

Perché iniziative come quella di Tor Tre Teste incontrano così tanto favore?

I motivi vanno ben oltre la sfera religiosa e toccano il benessere della persona a 360 gradi.

Innanzitutto, si tratta di inclusione reale e vero accesso allo sport: garantire orari dedicati permette a molte donne (musulmane, ortodosse o con specifiche sensibilità culturali, religiose o di altra natura) di praticare attività motoria e nuoto, prevenendo l'isolamento e promuovendo la salute. A questo si affianca una forte componente di accoglienza e body positivity: uno spazio libero dal giudizio sul corpo o sull'abbigliamento consente a ciascuna di vivere il rapporto con l'acqua in totale serenità, superando le insicurezze e il disagio che alcune provano nei contesti misti.

Non va poi sottovalutata la necessità di un ambiente percepito come sicuro e riservato, fondamentale per regalare momenti di autentica spensieratezza. Infine, queste occasioni diventano un potente veicolo di dialogo e sorellanza: far incontrare donne di origini, età e culture diverse in un contesto informale abbatte i diffidati e costruisce una solida coesione sociale.

L'iniziativa di Tor Tre Teste quindi, non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge un'opportunità in più. In una società plurale e moderna, la vera inclusione non passa dall'omologazione forzata degli spazi, ma dalla capacità di rispondere alle diverse esigenze della cittadinanza.

Offrire due ore di serenità e benessere al pubblico femminile è un gesto di rispetto e civiltà, perfettamente in linea con le migliori pratiche europee. Un piccolo passo che dimostra come, attraverso l'ascolto e la collaborazione, sia possibile costruire una città sempre più aperta e attenta ai bisogni di tutte.


Note e Fonti
 

  • [1] L'assurda polemica della piscina solo per donne in agosto. La comunità islamica: "Libertà di scelta per tutte", Fanpage.it, 28 luglio 2026.
  • [2] Roma, piscina per sole donne promossa dalla Comunità islamica: il caso arriva al Governo, Il Quotidiano del Lazio, 29 luglio 2026.
  • [3] Stadt Zürich (Città di Zurigo) – Sportamt, Regolamenti d'uso e patrimonio storico dei Frauenbäder Stadthausquai ed Enge.
  • [4] City of London Corporation, Gestione e tutela del patrimonio naturale del Kenwood Ladies' Pond a Hampstead Heath.
  • [5] New South Wales State Heritage Register, Scheda di tutela storico-paesaggistica delle McIver's Ladies' Baths a Coogee (Sydney).
  • [6] Comune di Trieste – Servizi Sportivi, Scheda storica dello Stabilimento Balneare Comunale "La Lanterna" (Pedocìn), inaugurato nel 1903.
  • [7] D. Resano & T. Saloviita, L'ultima spiaggia (The Last Resort), film documentario presentato al 69° Festival di Cannes (2016), incentrato sulla storia sociologica del Pedocìn e della sua comunità femminile.

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