CIR rompe il silenzio: «Basta strumentalizzazioni e odio istituzionale. Denunciati i propagandisti della divisione»

ROMA, 10 luglio 2026 – Si è tenuta ieri sera, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, la conferenza stampa istituzionale che ha visto la partecipazione dei vertici della CIR al fianco dei deputati del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Antonio Ferrara e Antonino Iaria.
Nel corso dell'incontro la CIR ha annunciato una dura controffensiva giudiziaria, formalizzando i dettagli delle querele già depositate contro Carabella, la pagina social Welcome to Favelas e gli organizzatori della manifestazione sulla "remigrazione".
Annunciata la firma da parte della CIR all’esposto già presentato contro l'eurodeputata Silvia Sardone per gli attacchi social a una donna musulmana:
«La CIR lo firmerebbe altre dieci volte se l'onorevole Sardone tornasse ad attaccare altre persone con la stessa violenza verbale».
I punti chiave emersi dagli interventi dei relatori
Il Presidente della CIR (Ahmed Vall Ould Dah)
Ha denunciato con forza la strategia della tensione e la polarizzazione creata ad arte da una parte della politica:
«Questa divisione è voluta e alimentata per non farci vedere i veri problemi del Paese, come la scuola, il lavoro e la sanità, trasformando i musulmani nel capro espiatorio».
Il Presidente ha urlato il rifiuto della comunità a rimanere silente di fronte a insulti sistematici e ha lanciato un monito chiaro sulle carenze strutturali della Capitale:
«Siamo costretti nei garage e nei seminterrati. Non avere luoghi di culto dignitosi e riconosciuti è il vero problema: la trasparenza e l'inclusione aiutano la sicurezza, non il contrario. La politica non si ricordi di noi solo per condannarci, ma si sieda a lavorare su risposte concrete».
Il legale della CIR (Avv. Andrea Augenti)
Ha evidenziato la pericolosa escalation che ha portato ai recenti attentati e atti discriminatori contro le moschee (come a Cagliari e Brescia) e ha smontato le fake news diffuse sul web – tra cui le false accuse alla CIR di macellazioni clandestine in piazza lo scorso 31 maggio.
«La libertà religiosa è un diritto inviolabile tutelato dall'Articolo 19 della Costituzione. Non accetteremo più insulti a testa bassa: risponderemo solo per vie giudiziarie, rifiutando ogni provocazione».
La consigliera del Direttivo (Simona Di Giorgio)
Ha dato voce ai tanti musulmani invisibili ai media, dimostrando come la fede islamica arricchisca i valori nazionali e richiamando il patto costituzionale del 1946:
«L'uguaglianza non è un traguardo, ma un imperativo politico. Permettere all'islamofobia di corrodere la società significa incrinare il patto fondamentale della nostra Repubblica».
Ha poi denunciato la pesante discriminazione di genere, evidenziando che oltre l'80% degli abusi islamofobi colpisce le donne musulmane col velo.
L’On. Stefania Ascari (M5S)
Ha condannato duramente un’islamofobia ormai istituzionalizzata e alimentata h24 dai media, citando il grave sciacallaggio politico sul caso di Reggio Emilia, dove la tragedia di una famiglia è stata usata per fare propaganda elettorale prima ancora di conoscere la nazionalità dell'autore del reato:
«Siamo di fronte a un'islamofobia istituzionalizzata che specula sul dolore delle famiglie per raccogliere una manciata di voti. Fare informazione corretta e difendere la Costituzione significa fermare questa macchina del fango che calpesta la dignità umana».
L’On. Antonino Iaria (M5S)
Ha espresso profonda preoccupazione per la deriva del dibattito pubblico e ha condiviso la sua esperienza da assessore all'urbanistica a Torino, quando favorì la nascita di un centro polifunzionale e di culto musulmano.
Ha denunciato come già allora la destra soffiasse sul fuoco dell'odio, ma ha espresso forte amarezza per il silenzio debole e complice di alcune forze politiche:
«Mi fa paura chi sta in silenzio per non urtare il sentimento collettivo. Bisogna invece alzare la voce, fare notizia e fare squadra comune in questa battaglia di civiltà».
L’On. Antonio Ferrara (M5S)
Ha definito l'islamofobia un "veleno sociale" usato per trasformare una comunità di cittadini, studenti e lavoratori in un bersaglio politico.
Ha denunciato il lessico estremista della remigrazione, un concetto incompatibile con la Costituzione che punta a escludere le persone dalla storia nazionale.
Rivendicando i suoi 5 giorni di sospensione alla Camera per aver bloccato una conferenza di estrema destra su questi temi, ha dichiarato:
«La Repubblica non tollera i cittadini, li riconosce e include. La destra gioca a creare paura per vendere ordine, mettendosi la spilla da sceriffo. Chi usa l’islamofobia per consenso cancella i confini della decenza politica».
Conclusioni
La Comunità Islamica di Roma ha ribadito che i musulmani sono cittadini a pieno titolo e la battaglia per la dignità e il rispetto della Costituzione, oltre a continuare sul piano sociale per far capire ai nostri concittadini che non siamo loro nemici, da oggi passerà anche nelle aule di giustizia.


