Dal Municipio V un modello contro l’islamofobia: riconoscere, monitorare e prevenire le discriminazioni
Il 28 settembre 2026, il Municipio V di Roma ha approvato una mozione che punta a trasformare il contrasto all’islamofobia da semplice dichiarazione di principio a un lavoro istituzionale concreto. Un percorso che mette insieme monitoraggio, prevenzione, educazione, libertà religiosa e collaborazione con il territorio, con l’obiettivo di costruire strumenti capaci di intervenire sulle discriminazioni religiose e, in particolare, sul razzismo antimusulmano.
Riconoscere il fenomeno per renderlo visibile
Il primo risultato dell’atto è anche il più essenziale: l’islamofobia e il razzismo antimusulmano vengono riconosciuti come fenomeni che le istituzioni devono saper individuare, prevenire e contrastare. Dare un nome a una discriminazione significa infatti renderla visibile e, di conseguenza, permettere alle istituzioni di costruire strumenti adeguati per affrontarla. Il riconoscimento, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, ma la base da cui partire per sviluppare politiche concrete di prevenzione e contrasto.
Un tavolo di carattere cittadino
Tra gli strumenti previsti dalla mozione c’è un tavolo sulle discriminazioni religiose aperto alle comunità religiose, alle associazioni, alle scuole e alle realtà sociali. Un elemento particolarmente significativo è la sua qualificazione come “di carattere cittadino”. Non si tratta quindi di uno strumento pensato esclusivamente per il territorio del Municipio V, ma di un luogo di confronto che può assumere una dimensione più ampia e guardare oltre i confini del singolo Municipio. La partecipazione di soggetti diversi — istituzioni, comunità religiose, mondo associativo, scuola e realtà sociali — può consentire di mettere in relazione esperienze e competenze differenti, creando un confronto stabile sul tema delle discriminazioni religiose.
Dalla denuncia occasionale a un sistema di monitoraggio
Per contrastare un fenomeno è necessario prima conoscerlo e riuscire a farlo emergere. La mozione prevede quindi la raccolta delle segnalazioni e il raccordo con organismi come UNAR e OSCAD, con l’obiettivo di monitorare fenomeni quali islamofobia, intolleranza religiosa, hate speech e violenze motivate dall’appartenenza religiosa. Il passaggio è importante perché consente di andare oltre la singola denuncia occasionale e di immaginare un sistema di monitoraggio capace di raccogliere e mettere in relazione le segnalazioni, rendendo maggiormente visibile la dimensione del fenomeno.
Libertà religiosa e luoghi di culto
Un altro ambito affrontato dall’atto riguarda gli spazi religiosi e la necessità di una ricognizione dell’esistente. L’obiettivo non è realizzare un censimento delle persone, ma disporre di uno strumento che permetta di conoscere le condizioni reali dei luoghi di culto presenti sul territorio e di affrontare in sede istituzionale le questioni urbanistiche, quelle legate alla sicurezza e, più in generale, quelle relative all’effettivo accesso alla libertà religiosa. La libertà religiosa, in questa prospettiva, viene quindi collegata anche alla possibilità concreta per le comunità di disporre di spazi adeguati e di vivere la propria dimensione religiosa nel rispetto del quadro istituzionale.
La prevenzione passa dalla cultura e dalla scuola
Il contrasto all’islamofobia non può limitarsi alla gestione delle discriminazioni quando queste si sono già verificate. Significa anche intervenire prima che la discriminazione si produca. La mozione promuove iniziative contro il razzismo e le discriminazioni, insieme a percorsi di educazione interculturale, dialogo interreligioso e politiche scolastiche capaci di favorire l’inclusione senza creare stigmatizzazione. Scuola e cultura diventano così strumenti di prevenzione, attraverso i quali affrontare stereotipi, pregiudizi e forme di esclusione prima che possano tradursi in comportamenti discriminatori.
Costruire una rete cittadina
Il tavolo può inoltre diventare un punto di raccordo tra Municipi, Roma Capitale, scuole, associazioni, comunità religiose e organismi impegnati nel contrasto alle discriminazioni. In questa prospettiva può dialogare anche con la Consulta cittadina delle religioni, già prevista a livello capitolino e ancora da rendere pienamente operativa. L’obiettivo non è moltiplicare organismi separati, ma costruire una rete cittadina capace di collegare libertà religiosa, prevenzione delle discriminazioni e dialogo con le comunità. Una rete che possa mettere in comunicazione territori, istituzioni e realtà sociali, evitando che le iniziative rimangano isolate e favorendo invece un approccio coordinato a livello cittadino.
Dal Municipio V alla città
Molti degli strumenti previsti dalla mozione hanno naturalmente una dimensione che supera i confini del Municipio V: il riconoscimento dell’islamofobia, la costituzione di un tavolo cittadino, il monitoraggio delle discriminazioni, la tutela della libertà di culto, l’educazione interculturale e il contrasto al razzismo. Per questo, l’esperienza del Municipio V può rappresentare un precedente da discutere anche negli altri Municipi e a livello di Roma Capitale. Il valore dell'iniziativa risiede quindi non soltanto nelle singole misure previste, ma nella possibilità di costruire un metodo: riconoscere il fenomeno, renderlo visibile, raccogliere dati e segnalazioni, coinvolgere le realtà del territorio e sviluppare strumenti di prevenzione e contrasto.


